La giustizia possibile

16 Settembre 2013 - Luca Palamara

Si è riaperta in grande stile la stagione 2013-14 del nostro Club: a relazionare nella conviviale del 16 settembre, dopo la pausa estiva, il dott. Luca Palamara, presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati dal 2008 al 2012, attualmente sostituto procuratore a Roma. Non poteva che parlare di Giustizia, e non ha negato profonde difficoltà e urgenti (diremmo, improcrastinabili) necessità che il sistema giuridico italiano attraversa e chiede a gran voce. Prima di tutto, una seria, completa riforma della giustizia, mancata finora per un approccio “non sereno, non obiettivo” al problema da parte sia della politica che della magistratura (si pensi a certe strumentalizzazioni nelle inchieste, rese possibili per la “delega in bianco” che i politici hanno fatto all’azione della magistratura, sull’onda di Tangentopoli), per le riforme parziali e non omogenee che Berlusconi ha cercato di mettere in atto, complicando ancora di più (causa frammentarietà degli interventi) il sistema giudiziario. E Palamara ha affrontato, legato a quello della riforma del sistema giudiziario, anche il problema dei processi infiniti e pendenti: tante a suo parere le colpe di una situazione ormai assurda (si parla di un milione e mezzo di di cause civili in attesa di essere concluse…), non ultime “l’alto tasso di litigiosità degli italiani, un sistema che prevede infinite possibilità di reato, una struttura non ispirata alla semplificazione, un personale spesso demotivato o dequalificato, il blocco delle assunzioni…”. Alla fine il risultato è un ingolfamento del lavoro, cui non giova- e il dott. Palamara ha precisato di parlarne senza far polemica- lo squilibrio numerico di chi lavora nel settore: 9 mila magistrati contro 190 mila avvocati. “Lo sforzo di tutti-ha detto il magistrato-deve essere quello di dare al Paese una Giustizia che funziona, una Magistratura qualificata”. E a questo pare si stia lavorando anche dall’interno, con una sorta di “autoriforma”, con un maggiore controllo sull’operato dei singoli, con azioni di confronto fra le varie procedure che ciascun tribunale porta avanti. Il relatore è entrato anche nel tema “magistrati-in-politica”: a suo parere ciascuno deve essere libero di schierarsi e di farlo con questa o quella parte politica, ma “a mio parere deve essere una strada senza ritorno, per mantenere davanti a tutti i cittadini l’imparzialità del giudice”. Anche sulla scorta delle tante domande del pubblico (sono intervenuti Enzo Rosa, Mario Fazzi, Rosario Pisani, Pietro Sganzerla, Giancarlo Belluzzi, Claudio Silla), il dott. Palamara ha ripercorso la storia (e difeso l’operato) dell’ANM e delle correnti che la attraversano, ha giustificato l’accorpamento di Tribunali e la soppressione di Giudici di Pace (“era inevitabile: forse alcuni passaggi potevano essere fatti meglio, ma era una necessità da tempo”), ha auspicato una soluzione “che ripristini la legalità e consenta la sicurezza dei lavoratori” nel caso difficile dell’ILVA.

Al relatore il nostro presidente Mario Fazzi ha fatto dono di alcune pubblicazioni rotariane, promettendo una visita guidata alla città di Casalmaggiore non appena si ripresenterà l’occasione.

Ospiti della serata i sindaci di Casalmaggiore Claudio Silla e di Viadana (il socio) Giorgio Penazzi, l’assessore viadanese Adriano Saccani, l’assistente distrettuale del Governatore Giuseppe Torchio, per il Rotaract Casalmaggiore Viadana Sabbioneta Simone Galli ed Elena Perdomini, la presidente del Rotaract Piadena Casalmaggiore Asola Melania Tabaglio, il maresciallo Graziano Trapani e Valentina Zavatto, sorella della socia e “first lady” Francesca, magistrato ordinario in tirocinio.

Dal settimanale Panorama

Ora sì che Luca Palamara ha la schiena dritta - di Andrea Marcenaro

Il presidente della potente Associazione nazionale magistrati, Luca Palamara, bisogna ammetterlo, è stato un uomo eccessivamente denigrato, troppo spesso liquidato come strumento docile e burocratico, ma diciamo di più, piattamente determinato nella difesa della corporazione che presiede e di ciascuno dei suoi membri. È stato un errore di grave faziosità. Perché Palamara, bisogna proprio ammetterlo, ha saputo mostrare ultimamente che non di sole abitudini corporative vive il capo dei magistrati. Sa spiazzare, stupire.

Il presidente Palamara è stato l’uomo capace di impartire una lavata di capo ai colleghi palermitani Antonio Ingroia e Nino Di Matteo, chiedendo eufemisticamente loro che facessero «piena chiarezza» sulla gestione di quel similpentito che rispondeva al nome di Massimo Ciancimino. Il presidente Palamara, per chi l’avesse dimenticato, è stato altresì il magistrato che ancora al collega Ingroia, esibitosi in un eccitato comizio sulla piazza di Roma, volle ricordare come «la legittimazione della magistratura non si conquista nelle piazze, ma solo in tribunale, durante i processi». Deve aver preso gusto allo spirito del volo libero, poi, il presidente Palamara. Visto che è dell’altro giorno un suo atto di coraggio estremo che l’ha portato a polemizzare con il nuovo eroe del nostro tempo, quel Luigi De Magistris il quale, diventato sindaco di Napoli, da magistrato che era, e contro ogni opportunità, aveva voluto in giunta un altro magistrato, il pm napoletano Giuseppe Narducci: «È inopportuno che diventi assessore» si era espresso il presidente. Senza parlare di quando, a proposito di calciopoli, aveva auspicato che i suoi colleghi non si muovessero sulla base di «sensazioni».Un’altra occasione si presenta ora. Dal momento che sempre il solito Ingroia sembra determinatissimo a partecipare, venerdì 17 giugno, insieme con Michele Santoro, ai comizi pubblici per i 110 anni della Fiom, il sindacato dei metalmeccanici della Cgil. «Signori entra il lavoro. Tutti in piedi» sarà il titolo della manifestazione. C’è da sperareche l’eroico Palamara, memore dell’affermazione secondo cui la legittimazione della magistratura non si conquista in piazza, ricordi di nuovo il concetto al suo collega e voli ancora alto, così evitando di rimettersi seduto.