Il futuro dell'editoria
7 Ottobre 2013 - Antonio Tombolini
E’ a capo della prima società che in Italia (ma non solo) ha individuato la portata e l’importanza della transizione al digitale che l’industria dell’editoria sta attraversando: Antonio Tombolini, 53 anni, fondatore e amministratore delegato di Simplicissimus Book Farm, è stato il brillante ospite del nostro Club il 7 ottobre, invitato dal presidente Mario Fazzi, da sempre appassionato di e-book e dell’universo che rappresentano. “Nell’ottica del nostro motto – ha introdotto Fazzi – Tombolini è uno che lo sguardo al futuro l’ha sempre dedicato, impostandovi e scommettendovi la sua carriera professionale”. Ha intuito dal 2006 la potenzialità della editoria digitale, forte di “rumors” che davano Amazon interessata a questa tecnologia: investe, con amici e collaboratori, in ricerca e nel frattempo distribuisce l’hardware, i supporti per la lettura dell’e-book, arrivando a fornire nomi come Feltrinelli e Mediaworld; nel 2010, la svolta: la società decide di dire basta alla semplice fornitura di e-reader, per investire nel “prodotto”, il libro digitale. Promuoverlo (fornendo una serie di importanti e preziosi servizi) con la stessa “pazzia” con cui i primi collaboratori di Gutenberg andavano a proporre copie stampate al posto di quelle manoscritte, suscitando scetticismo, a volte derisione. Eppure quella rivoluzione c’è stata…
La relazione di Antonio Tombolini è stata davvero arricchente, ha toccato tutti gli ambiti del tema, dalla crisi del libro tradizionale (a suo dire indipendente dall’avvento del digitale), alla pirateria (premia il prezzo: se resta basso, sulla musica come sui libri, la si sconfigge), dalle lobby degli editori di testi scolastici (impensabile che non sia la scuola ad avvantaggiarsi degli e-book, ma il potere di certi comparti influenza anche la politica…) alla situazione attuale dell’editoria, anche dei quotidiani. I sistemi di finanziamento statali (sugli acquisti della carta!) sono assurdi e anacronistici; i giornali da tempo risentono della concorrenza di altri fornitori di notizie (dal banale Televideo ai 20 telegiornali giornalieri, al web), ora devono arrendersi a nuovi modi per promuoversi, distinguersi, farsi trovare. Lo sguardo al futuro sicuramente non manca ad Antonio Tombolini: crede nel prodotto che promuove, lo promuove con competenza e professionalità, offrendo servizi agli autori, agli editori, ai grossi distributori, connettendoli fra loro con precisi protocolli, anche in termini amministrativi, anche a livello internazionale.
Ha risposto alle domande di Alberto Grazzi, Rosario Pisani e Marzio Poli, ha gradito la condivisione conviviale e il clima della serata, condividendo il tavolo con Massimo Bini, Maria Francesca Zavattp e Gianluca Bocchi: Tombolini ha convinto, anche quando ha ribadito che “i mestieri del passato restano: devono solo adeguarsi, cambiare la cassetta degli attrezzi…”


