La lirica della morte

4 Novembre 2013 - Commemorazione dei defunti con Cristina Zanoni e Jim Graziano Maglia

Da Leopardi a Carducci, da Pascoli a Cardarelli, con accenni a Foscolo, Manzoni, Carlo Betocchi: il tema della Morte, così scansato dalla nostra società, così tenuto a distanza, eppure così connaturato al nostro essere “viventi”, è stato oggetto della conviviale del nostro Club lunedì 4 novembre, alla sempre apprezzata Locanda del Ginnasio di Viadana. A raccontarne, con passione, profonda conoscenza, ottimo eloquio, è stata la professoressa Cristina Zanoni, docente di Italiano e Latino all’Istituto secondario Romani di Casalmaggiore, musicista, ex rotaractiana; dopo la Messa celebrata nella Chiesa del Castello di Viadana da don Floriano Danini in commemorazione di tutti gli amici rotariani defunti e dei congiunti che ci hanno lasciato, la serata ha saputo creare la migliore atmosfera per affrontare un argomento tanto profondo: dal gioco di luci alla profonda voce di Jim Graziano Maglia, lettore dei più suggestivi versi della poesia italiana di Otto-Novecento che la Zanoni aveva appena citato. Lei ne metteva in luce gli aspetti più immediati e quelli più reconditi, ne “mostrava” suggestioni e suoni, consonanze e messaggi, ne sottolineava motivi biografici, etici, filosofici; lui ne leggeva terzine e rime, ne interpretava versi e passi. I tanti, attentissimi, presenti hanno così potuto riascoltare lo sconforto assoluto della morte di Silvia e le domande del Canto notturno di un pastore errante dell’Asia (e di tutti) sul senso della vita; il significato che del dolore dà il Manzoni e dà la fede; il Pianto antico di Carducci sulla morte dei figlioletto di 3 anni e la partecipazione della Natura a questo dramma; i lutti delle poesie di Pascoli, e i colori, i suoni, le emozioni che li descrivono; fino alla morte vista con dolce fermezza, come rigenerazione positiva, per Carto Betocchi:

Avrò la mia tomba; sarai tu che verrai,

morte procace, non squallida come quei timidi

dicono: io son tuo amante, morte, mia morte

che raccogli la vita tra le braccia e la

tramandi, dalle sue spoglie grano traendo,

e vita, nuova vita nel sole dei morti,

invisibile nella loro pace fruttifera,

da cui un’altra  mai diversa vita risorge, nulla finisce, anzi tutto continua, o morte,

o amata morte, o amata.

O all’invito rivolto alla morte da Vincenzo Cardarelli:

Morire sì,

non essere aggrediti dalla morte.

Morire persuasi

che un siffatto viaggio sia il migliore. E in quell’ultimo istante essere allegri come quando si contano i minuti dell’orologio della stazione

e ognuno vale un secolo.

Poi che la morte è la sposa fedele che subentra all’amante traditrice, non vogliamo riceverla da intrusa, né fuggire con lei.

Troppo volte partimmo senza commiato!

Sul punto di varcare in un attimo il tempo,

quando pur la memoria di noi s’involerà,

lasciaci, o Morte, dire al mondo addio, concedici ancora un indugio.

L’immane passo non sia precipitoso.

Al pensier della morte repentina il sangue mi si gela.

Morte non mi ghermire ma da lontano annùnciati e da amica mi prendi

come l’estrema delle mie abitudini.

Serata bellissima, profonda, di arte e cultura, e di grandi emozioni; organizzata in collaborazione con l’Inner Wheel, presieduta da Cecilia Geremia Bellini.