
Anno Rotariano 2013 2014
Gita ad Istanbul
La meta della tradizionale gita annuale del club si è spostata decisamente più ad est rispetto alle iniziali intenzioni del Presidente che, agli esordi del suo mandato, aveva manifestato il desiderio di recarsi nella più occidentale, geograficamente parlando, Lisbona. La scelta è successivamente caduta sull’affascinate Istanbul, antica Bisanzio poi Costantinopoli, crogiolo di diverse culture e ponte di collegamento tra Oriente ed Occidente, per un duplice motivo. Prima di tutto questa città, conosciuta ai più, in realtà non era ancora annoverata nella lunga lista dei bellissimi viaggi collezionati nei tanti anni di vita del Club; in subordine, la più pragmatica valutazione che l’estrema comodità degli orari dei voli da Bologna ci avrebbero consentito di sfruttare per buona parte del giorno dell’arrivo e della partenza. La buona adesione dei soci, sommata a quella di un solido gruppo di affezionati amici del club, ha consentito di raggiungere un numero di partecipanti, 16 per l’esattezza, sufficienti ad organizzare un viaggio ben strutturato. dalle rovinose conseguenze, avvenuto pochi giorni prima della partenza, ha costretto Cecilia al ricovero immediato e al successivo intervento chirurgico ponendo, di fatto, fine alla sua partecipazione. Il viaggio è stato organizzato con il prezioso contributo di Laura e Stefania della Casaltravel, che sono riuscite ad elaborare un programma ben articolato, condensando in pochi giorni di soggiorno la visita alla maggior parte delle attrazioni della importante città turca. In realtà, sarebbe dovuta essere presente anche la Sig.ra Cecilia Bellini, moglie del nostro socio Silvano e Presidente uscente I giorni che hanno preceduto la nostra partenza sono stati un susseguirsi di notizie allarmanti provenienti dalla Turchia, tra elezioni presidenziali, manifestazioni di protesta, scontri tra polizia e oppositori del governo e, non ultimo, persino scosse sismiche. Inoltre, le previsioni del tempo erano piuttosto orientate sulla probabilità di pioggia quindi, pur trattandosi del primo weekend di giugno, l’abbigliamento consigliato era autunnale e a “tenuta stagna”. dell’Inner Wheel, ma un banale incidente domestico La partenza della navetta che ci avrebbe condotto all’aeroporto di Bologna avviene in perfetto orario. Il volo dell’efficiente compagnia turca si è svolto in assoluta tranquillità e ci ha fatto atterrare in perfetto orario all’aeroporto di Ataturk. Le manovre che hanno preceduto 1011 ROTARY CLUB CASALMAGGIORE VIADANA SABBIONETA N. 01- LUGLIO 2014-2015 l’atterraggio nel più grande aeroporto internazionale della città (che, in realtà, ne possiede ben tre) intitolato all’amatissimo Mustafa Kemal ribattezzato Ataturk, padre della Patria, ci hanno permesso di ammirare questa sconfinata città da una prospettiva aerea privilegiata e di comprenderne le caratteristiche oro-geografiche, stretta com’è tra il Mar di Marmara a Sud e il Mar Nero a Nord, al quale risulta collegata attraverso lo strategico canale del Bosforo che, a sua volta, divide la città in due parti: quella europea e quella asiatica. Scesi dall’aereo e tornati in possesso dei nostri bagagli, ci attendeva, anche qui, un lungo serpentone per il disbrigo delle formalità doganali e, di fatto, l’ingresso nel territorio turco. Questa attesa ci ha permesso di toccare con mano quanto fosse varia l’umanità di passaggio: tra i numerosi turisti occidentali, facilmente riconoscibili dai tratti somatici e dall’abbigliamento, facevano capolino anche numerose donne con chador e lunghi e pesanti cappotti neri (in netto contrasto con l’elevata temperatura interna all’aeroporto) e, alcune, persino col viso completamente oscurato dal burqa. L’approccio con il gruppo della nostra preziosissima guida, Nurdan, che ci accompagnerà fedelmente nei giorni della nostra permanenza ad Istanbul, si è dimostrato fin da subito estremamente piacevole ed efficace. Subito dopo esserci accomodati sul confortevole pullman a noi riservato, ha cominciato a snocciolare utili consigli e curiosi aneddoti sulla città. Il tragitto che dall’aeroporto conduce verso il quartiere di Sultanhamet, dov’è situato il nostro hotel, si apre ai nostri occhi come un incredibile susseguirsi di parchi e giardini perfettamente curati, scenografiche fontane, aiuole decorate con disegni floreali e geometrici creati ad arte utilizzando una varietà e una quantità di fiori mai vista, lussuosi e avveniristici quartieri residenziali, grattacieli, strade perfettamente asfaltate e razionalmente ideate. Costeggiando le sponde del Mar di Marmara (che prende il nome dalle numerose cave di marmo presenti sulle sue isole, da cui fin dall’antichità si estrae una varietà di marmo molto pregiata), ci concediamo una breve sosta in un vivace mercato del pesce, dove semplici pescatori espongono i proventi delle loro battute di pesca giornaliera. Questa esperienza ci ha dato la possibilità di conoscere delle specie ittiche autoctone e non diffuse in acque mediterranee. Lo sfondo del Mar di Marmara è punteggiato di grandi navi container, lussuosi yacht e pescherecci, tutti in paziente attesa che venga concesso loro il passaggio verso nord, secondo la particolare regolamentazione del traffico marittimo che impone che le navi possano attraversare il canale del Bosforo nei due sensi di marcia solo in orari prestabiliti onde scongiurare collisioni in navigazione. Man mano che ci si avvicina al Corno d’Oro, che racchiude come uno scrigno prezioso le meraviglie architettoniche e storiche della città, si comincia a delineare più marcatamente il profilo urbano, cominciano ad affiorare e a diventare sempre più presenti i reperti archeologici, i resti delle mura di Teodosio, le aperture del palazzo imperiale di Costantino Porfirogenito, di cui restano, purtroppo, solo la cinta perimetrale con due piani di finestre intarsiate di marmo bianco e rosso. Proseguendo con il nostro giro lungo il perimetro del Corno d’Oro, siamo transitati sotto la collina dove si staglia il maestoso palazzo di Topkapi, l’antica residenza dei sultani. Sulla sommità di questa collina, in antichità, si ergeva l’acropoli bizantina. Venne scelto come luogo dove costruire il palazzo imperiale da Mehmet il Conquistatore, dopo la presa della città nel 1453, per l’indubbia posizione strategica. Da quel punto, infatti, si controllava tutta la città, si dominavano il Corno d’Oro e l’ingresso alle acque del Bosforo. Pittoreschi ambulanti si aggirano su improbabili carretti nel caotico traffico cittadino mostrando le loro mercanzie: delle prugne, pannocchie di mais lessate e grigliate, un tipico pane locale, spremute di arance e di melograni. Il tour prosegue lungo le sponde del Corno d’Oro, addentrandoci fino al punto dove questo lungo fiordo termina. Ben presenti, lungo il tragitto, i profili della Moschea Blu, di Aya Sofya, del ponte e della torre di Galata e del ponte Euro-Asia. L’arrivo all’hotel, strategicamente collocato davanti alla Moschea di Beyazit e all’ingresso dell’Università di Istanbul, ci dà la possibilità prendere possesso delle nostre camere e di riposarsi prima della cena che sarà servita in hotel in un bel ristorante panoramico. Il giorno successivo, domenica 1 Giugno, il programma prevede in primis la visita del palazzo di Topkapi (che significa “porta dei cannoni”) per quasi quattro secoli il centro del potere ottomano, sede del governo e reggia dei sultani fino al 1853. I reggenti vi conducevano un’esistenza molto agiata ma tradizionalmente mutuata alle abitudini di vita nomade dei loro antenati. Il palazzo si presenta come una splendida reggiagiardino, divisa in edifici religiosi e civili, sparsi per i cortili.12 ROTARY CLUB CASALMAGGIORE VIADANA SABBIONETA N. 01- LUGLIO 2014-2015 Usciti dal palazzo, ci concediamo una sosta in un delizioso café ricavato all’interno di una delle caratteristiche abitazioni in legno dai colori pastello (yali) costruite a ridosso delle mura del palazzo e abitata, all’epoca, dai dignitari di corte e dalle famiglie benestanti del luogo. Dopo una passeggiata lungo una strada nascosta lungo le mura del Topkapi, raggiungiamo la Chiesa di Santa Sofia, Sua Maestà Bizantina. Non a caso il nome di questa chiesa non è in onore ad una santa ma di sophia, la saggezza. Aghia Sophia per i romani, Aya Sofya per gli ottomani, rimase una moschea sino al 1935, quando Kemal Ataturk la trasformò in un museo, un luogo al di sopra di ogni diversità religiosa. Una struttura incredibile, gigantesca e impressionante, da visitare con il naso per aria, tra i marmi verdi sottratti al tempio di Artemide ad Efeso, da quello di Apollo a Delfi, i mosaici cristiani, le iscrizioni paleocristiane, i sei enormi dischi di legno dove i calligrafi ottomani hanno riportato i nomi di Allah, del Profeta Mohammed e dei primi quattro califfi, l’antichissimo portale in bronzo originario della città di Sparta, un’antichissima fonte battesimale. Usciti da Santa Sofia troviamo ad accoglierci un cielo finalmente azzurro e limpido. Il pranzo si è svolto sulla terrazza panoramica di un hotel a pochi passi da Santa Sofia e dalla Moschea blu. Nel pomeriggio abbiamo attraversato in pullman il ponte Euroasia portandoci sulla sponda asiatica del Bosforo e ci siamo recati in visita al palazzo di Beylerbeyi, una dimora imperiale edificata nella seconda metà dell’Ottocento in stile neoclassico, sullo stampo delle residenze imperiali europee dell’epoca, utilizzata inizialmente come foresteria per gli ospiti di Stato. Dopo la sua deposizione, Abdulhamit II, l’ultimo sultano dell’Impero, fu confinato in questo palazzo e proprio qui morì. Appena si entra nel palazzo, a cui si accede indossando dei copricalzari monouso, colpiscono l’attenzione dei visitatori il gigantesco lampadario in cristallo di Boemia bianco e blu e gli sterminati tappeti “hereke”. Non si può non notare lo stridente contrasto tra l’uso di arredi interni in stile francese e quello di altri di gusto spiccatamente ottomano. Molto suggestivo nel giardino antistante il palazzo l’approdo diretto alle rive del Bosforo attraverso cui si accedeva da un sontuoso portale in marmo bianco e dalla quale arrivavano via mare al palazzo le autorità dell’epoca. La visita prosegue con una breve sosta sulla collina Camlica, la collina dei pini, considerata come il buen ritiro verde degli Istambulioti. Ritornati sulla sponda europea ci portiamo nei pressi del Misir Carsisi, il mercato delle spezie, il cui nome vuol dire “mercato egiziano”, perché costruito nella seconda metà del Seicento con finanziamenti egiziani. Il mercato si presenta animatissimo e variopinto di tutti i colori delle spezie e della frutta secca, di ogni genere e forma, e molta altra mercanzia, ordinatamente messa in mostra da solerti venditori. Rientriamo in hotel giusto il tempo per cambiarci e poi ci incamminiamo verso il caratteristico e animato quartiere di Kumkapi, un antico borgo di pescatori, adesso costituito da un susseguirsi ininterrotto di ristoranti turistici, dove consumiamo una cena tipica a base di pesce ascoltando musica dal vivo e osservando i commensali dei tavoli accanto fumare il narghilè. Prima di ritornare in hotel per la notte, ci siamo concessi una graditissima sosta nella piazza principale di Sultanhamet, dove abbiamo potuto ammirare la suggestiva vista notturna della Moschea Blu e di Aya Sofia sapientemente illuminate e circondate da scenografiche fontane. Lunedì 2 giugno, la mini-crociera sul Bosforo. Il Bosforo, per i turchi Bogazici, “lo stretto”, è il canale, lungo 35 Km e largo dai 500m ai 3km, che unisce le acque del Mar di Marmara a sud con quelle del Mar Nero a Nord. Il susseguirsi di palazzi, moschee, musei, caffè, villaggi di pescatori, ristoranti e lussuosi hotel a filo d’acqua, sontuose ville moderne, ci fa rimpiangere di non avere il tempo di percorrere da terra e di soffermarsi in visite più accurate. Ritornati sulla terra ferma, ci avviamo alla Rustem Pasa Camii, ennesima opera del’immenso genio di Costantinopoli, Hoca Mimar Sinan, capo degli architetti dell’Impero Ottomano, che pose la firma su un numero enorme di monumenti di Istanbul, e che realizzò questa Moschea tra il 1561 e il 1562 per ordine del Gran Vezir Rustem Pasa, genero di Suleyman dedicandola al Mihrimah, l’unica figlia del sultano. La moschea, costituita da una cupola sorretta da un tamburo ottagonale, è famosa per le splendide ceramiche di Iznik che rivestono il portico esterno, le pareti, le colonne e ogni più piccolo angolo o dettaglio dell’interno. Continuiamo la nostra intensa giornata con la visita alla Moschea Blu, fortemente voluta dal sultano Ahmet I (che regnò dal 1603 al 1671) desideroso di legare per l’eternità il proprio nome ad un capolavoro che fosse superiore per grandezza a Aya Sofia e alla Suleymaniye. ROTARY CLUB CASALMAGGIORE VIADANA SABBIONETA N. 01- LUGLIO 2014-2015 La vista della moschea, che presenta 6 minareti, due in più della Suleymaniye, ma non 7, per non eguagliare la Moschea della Mecca, colpisce indelebilmente il visitatore, oltre che per le straordinarie proporzioni di ogni elemento architettonico e per il geniale gioco delle cupole, anche e soprattutto grazie alla sua indimenticabile luminosità: una luce particolarissima filtra dalle 260 finestre e si riflette sulle preziose maioliche di Iznik, turchesi, azzurre e verde mare, raffiguranti motivi floreali, cipressi, gigli, garofani, tulipani, rose, che ricoprono le volte e le pareti dell’immensa sala della preghiera. Porte e persiane sono in legno, intarsiate in avorio, tartaruga e madreperla. Con una breve passeggiata ci portiamo verso la Yerebatan Sarnici (Cisterna della Basilica), un enorme serbatoio bizantino con volte e colonne. Attraverso un recente sistema di comode passerelle, accompagnati dalle note di una dolce melodia classica, si cammina in mezzo a questa selva di centinaia di colonne di granito, di diverse fatture ed epoche, molte delle quali recuperate da monumenti e templi molto più antichi, illuminate ad arte per rendere ancora più suggestivo l’ambiente, già di per sé unico. Meravigliose e indimenticabili le due teste di Medusa capovolte che emergono dall’acqua e dal fango, utilizzate come basamento per le sovrastanti colonne. Ultima tappa della mattinata è stato l’Ippodromo bizantino, un immenso piazzale che si estende tra Aya Sofya e la Moschea Blu e che fu centro della vita politica e sociale di Bisanzio, Costantinopoli e Istanbul. I romani vi disputavano le gare tra quadrighe e fu l’imperatore Costantino ad ampliarla e a trasportarvi nel 330 d.C. la colonna serpentina di bronzo che, in origine, svettava davanti al tempio di Apollo nell’isola sacra di Delos. Purtroppo nel XVIII secolo le teste di serpente scomparvero, saccheggiate o distrutte, probabilmente ad opera di soldati. Durante la IV crociata è stata sottratta anche la quadriga di bronzo che oggi sormonta il portale della Basilica di San Marco a Venezia e sono state asportate le placche in bronzo che rivestivano la colonna di Costantino Porfirogenito, che oggi si presenta come un obelisco di pietra grezza alto 32 metri. Al centro della piazza si innalza l’obelisco di Teodosio, ricoperto di geroglifici, che l’imperatore decise di trasportare da Eliopoli, in Egitto, a Costantinopoli nel 390 d.C. Il rientro pomeridiano in hotel, non senza aver prima aver consumato un ottimo pasto in un elegante ristorante con vista sul Mar di Marmara, ci consente di riposare e di prepararci in vista dell’impegno della serata: ci rechiamo a a Beyoglu, la città nuova, dove, nella splendida cornice dell’hotel Hilton, si svolgerà l’atteso incontro con il Rotary Club locale. Le differenze linguistiche e il nostro stentato inglese non ci impediscono di creare un immediato feeling con in nostri alter ego turchi e di trascorrere delle ore di serena allegria, anche grazie alle divertenti performance di alcuni dei nostri compagni di viaggio. Molto emozionante il momento dello scambio dei labaretti tra i due club e la proposta da parte del Presidente incoming del club turco di unirsi al nostro in gemellaggio. Ci lasciamo a fine serata con la promessa di organizzare per loro durante il prossimo anno una visita delle città di Mantova, Cremona e Parma. Durante il viaggio di rientro in albergo, il percorso del pullman ha toccato i punti più significativi della parte moderna della città: la nevralgica Istiklal cadessi, una lunga arteria di negozi, consolati, ambasciate, chiese di confessione cristiana, mercati, cinema, teatri, banche; Galatasaray con la strada degli antiquari e Taksim, una delle piazze più importanti della città. Purtroppo, i giorni della nostra visita sono coincisi col primo anniversario della rivoluzione della primavera turca del 2013, e la piazza era presidiata da decine di migliaia di militari in tenuta anti sommossa e mezzi blindati con i getti idranti, per scongiurare il rischio di agitazioni e sommosse. Siamo poi transitati davanti al famoso Pera Pala Oteli, teatro di famosi complotti internazionali e gialli degni della migliore tradizione letteraria giallistica, e alla vecchia stazione dell’Oriente Express, il famoso treno che alla fine del secolo sferragliava da Parigi alle sponde del Bosforo con il suo carico di belle donne, scrittori e di spie. La mattina del giorno successivo, martedì 3 giugno, si comincia a respirare l’aria della partenza. Un pullman verrà a prelevarci in hotel alle 13.30, quindi abbiamo ancora tutta la mattina libera per un ultimo giretto in Istanbul. La maggior parte di noi utilizza queste ultime ore preziose per concludere degli acquisti molto vantaggiosi, approfittando anche della vicinanza dell’hotel ad uno degli ingressi principali del Kapali Carsi, il famosissimo Gran Bazar. Il Bazar, un enorme mercato coperto, con nove porte di ingresso, è una vera città nella città, con 4000 botteghe, 60 strade e vicoli, 5 moschee interne, fontane, cupole, cortili, ristoranti, vecchi caffè, una sala d’aste d’antiquariato, il Monte dei Pegni, banche e cambia valuta, laboratori artigianali, un bagno turco, uffici postali, stazioni di polizia. All’ora stabilita, il nostro pullman ci riporterà in aeroporto dove ci imbarcheremo senza ritardi sul nostro volo di ritorno diretto a Bologna.


